Particolari espressioni di Papa Benedetto XVIIncontro con i pellegrini tedeschi, 25.4.05
Voglio dirvi qualcosa del conclave senza violare il segreto: non ho mai pensato di essere eletto né mi sono mai dato da fare perché ciò avvenisse, ma posso dirvi che quando ho visto che questa ghigliottina si avvicinava e mirava a me, ho chiesto a Dio di risparmiarmi questo destino. Ma evidentemente in questa situazione il Signore non mi ha ascoltato.

Dalla omelia in piazza S. Pietro, 24.4.05

Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è divenuto agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso...
L'omelia prima della elezione: un buon pastore contro il relativismo.
Duro monito di Ratzinger nell'omelia: occorre riscoprire e alimentare una «fede matura» radicata «nell'amicizia con Cristo» capace di non seguire le sirene delle mode imperanti, ha detto il cardinale. «Avere una fede chiara, secondo il credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, il lasciarsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina, appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni». Ogni giorno nel mondo, osserva il porporato, «nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore». Ratzinger ha elencato quelli che ha definito «venti di dottrina» e «correnti ideologiche»: dal marxismo al liberalismo al libertinismo, dal collettivismo all'individualismo radicale, all'ateismo fino ad arrivare «a un vago misticismo religioso», dall'agnosticismo fino al sincretismo, e quindi alle numerose sette che ogni giorno si affacciano nello scenario umano e che generano errore attraverso l'astuzia di chi le genera ed anima. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie». Ratzinger ha poi proseguito: «Noi invece abbiamo un'altra misura: il figlio di Dio, il vero uomo. E' lui la misura del vero umanesimo. Adulta non è una fede che segue le onde della moda e le ultime novità. Adulta è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo». Il porporato ha poi insistito sulla necessità dell'evangelizzazione: la Chiesa e i suoi sacerdoti devono essere animati dalla «santa inquietudine» di «portare a tutti il dono della fede, dell'amicizia con Cristo». L'omelia si è chiusa con la preghiera per un nuovo «Papa pastore secondo il cuore di Cristo, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia». Le parole di Ratzinger sono state accolte da un applauso.
Via Crucis 2005 al Colosseo, stazione 9
“Quante volte si abusa del santo sacramento della Sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta per rialzarci dalle nostre cadute. Tutto ciò è presente nella Sua passione: il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del Suo corpo e sangue è certamente il dolore più grande del Redentore…”
Udienza generale 11.5.2005
"La storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie, sull'irrompere veemente di Satana, sull'emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l'alba dei nuovi cieli e della nuova terra... A intonare il Cantico sono i giusti della storia, i vincitori della Bestia satanica, coloro che attraverso l'apparente sconfitta del martirio sono in realtà costruttori del mondo nuovo, con Dio artefice supremo..."
Omelia 7.5. 2005 in San Giovanni in Laterano
"Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode."
Roma, 13.5.05 da Oss. Romano
"... siamo mandati non ad annunciare noi stessi o nostre opinioni, ma il mistero di Cristo e, in Lui, la misura del vero umanesimo. Siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola 'Parola', che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza. (...) Dobbiamo essere davvero amici del Signore, avere con Lui un solo sentire, volere quello che Egli vuole e non volere quello che Egli non vuole."
Udienza generale VIS 15.06.05 (280)
"I fedeli hanno bisogno di un intervento di Dio" - ha concluso il Pontefice - "perché si trovano in una situazione penosa di disprezzo e di scherni da parte di gente prepotente. (...) Per questo i giusti hanno affidato la loro causa al Signore ed Egli non rimane indifferente a quegli occhi imploranti, non ignora la loro invocazione, né delude la loro speranza".
Benedetto XVI: conversazione col clero di Aosta
"Diversa è la situazione nel mondo occidentale, che è un mondo stanco della sua propria cultura, un mondo arrivato al momento nel quale non c'è più evidenza della necessità di Dio, tantomeno di Cristo, e nel quale quindi sembra che l'uomo stesso potrebbe costruirsi da se stesso. In questo clima di un razionalismo che si chiude in sé, che considera il modello delle scienze l'unico modello di conoscenza, tutto il resto è soggettivo. Anche, naturalmente, la vita cristiana diventa una scelta soggettiva, quindi arbitraria e non più la strada della vita. E perciò, naturalmente, diventa difficile credere e se è difficile credere tanto più è difficile offrire la vita al Signore per essere suo servo".
Finale del discorso alla Festa di accoglienza presso il Poller Rheinwiesen 18.8.05
"... Le reliquie dei santi sono tracce di quella presenza invisibile ma reale che illumina le tenebre del mondo, manifestando il Regno dei cieli che è dentro di noi. Esse gridano con noi e per noi: “Maranatha!” - “Vieni Signore Gesù!”."
Angelus, 28 novembre 2005
"L'Avvento è il tempo in cui occorre che i cristiani risveglino nel loro cuore la speranza di potere, con l'aiuto di Dio, rinnovare il mondo. Con l'odierna domenica inizia l'Avvento, un tempo di grande suggestione religiosa, perché intriso di speranza e di attesa spirituale:  ogni volta che la Comunità cristiana si prepara a fare memoria della nascita del Redentore, avverte in se stessa un fremito di gioia, che si comunica in certa misura all'intera società.
In Avvento il popolo cristiano rivive un duplice movimento dello spirito:  da una parte, alza lo sguardo verso la meta finale del suo pellegrinare nella storia, che è il ritorno glorioso del Signore Gesù; dall'altra, ricordandone con emozione la nascita a Betlemme, si china dinanzi al Presepe. La speranza dei cristiani è rivolta al futuro, ma resta sempre ben radicata in un evento del passato.
Il Vangelo ci invita oggi a restare vigilanti nell'attesa dell'ultima venuta di Cristo. "Vegliate!", dice Gesù, "poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà" (...)
Maria Santissima, Vergine dell'Avvento, ci ottenga di vivere questo tempo di grazia vigilanti e operosi nell'attesa del Signore".

Udienza generale 01/02/2006
"Dio non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare un disegno di armonia e di pace. Non siamo in balia di forze oscure, né siamo solitari con la nostra libertà, bensì siamo affidati all'azione del Signore, che ha nei nostri confronti un disegno, un regno da instaurare".

Messaggio Urbi et Orbi, Natale 2006
"Dal fondo di questa umanità gaudente e disperata si leva un'invocazione straziante di aiuto".
Discorso alla Curia Romana, Oss. Romano 22/12/07
"Circa il ritorno definitivo di Cristo, nella parusía, ci è stato detto che Egli non verrà da solo, ma insieme con tutti i suoi santi. Così, ogni santo che entra nella storia costituisce già una piccola porzione del ritorno di Cristo, un suo nuovo ingresso nel tempo, che ce ne mostra l'immagine in modo nuovo e ci rende sicuri della sua presenza. Gesù Cristo non appartiene al passato e non è confinato in un futuro lontano, il cui avvento non abbiamo neppure il coraggio di chiedere. Egli arriva con una grande processione di santi. Insieme ai suoi santi è già sempre in cammino verso di noi, verso il nostro oggi..."
L'Oss. Romano, 2-3/6/08
"Ogni persona ha bisogno di un "centro" della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell'avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo. Invito pertanto ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa."

L'Oss. Romano, 23/6/08
"Di fronte all'ampio e diversificato panorama delle paure umane, la Parola di Dio è chiara: chi "teme" Dio "non ha paura". Il timore di Dio, che le Scritture definiscono come "il principio della vera sapienza", coincide con la fede in Lui, con il sacro rispetto per la sua autorità sulla vita e sul mondo. Essere "senza timor di Dio" equivale a mettersi al suo posto, a sentirsi padroni del bene e del male, della vita e della morte. Invece chi teme Dio avverte in sé la sicurezza che ha il bambino in braccio a sua madre: chi teme Dio è tranquillo anche in mezzo alle tempeste, perché Dio, come Gesù ci ha rivelato, è Padre pieno di misericordia e di bontà."

L'Oss. Romano, 26/6/08
Il dialogo che non sa più su che cosa dialogare diventa una chiacchiera vuota. Tutti questi valori sono grandi e fondamentali, ma possono rimanere veri valori soltanto se hanno il punto di riferimento che li unisce e dà loro la vera autenticità. Questo punto di riferimento è la sintesi tra Dio e cosmo, è la figura di Cristo nella quale impariamo la verità di noi stessi e impariamo così dove collocare tutti gli altri valori, perché scopriamo il loro autentico significato. Gesù Cristo è il punto di riferimento che dà luce a tutti gli altri valori... E così, alla fine, Cristo ci indica che il cosmo deve divenire liturgia, gloria di Dio e che la adorazione è l'inizio della vera trasformazione, del vero rinnovamento del mondo.

Udienza generale, 12/11/08
L’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse, si chiude con questa preghiera: “Signore, vieni!”. Possiamo pregare anche noi così? Mi sembra che per noi oggi, nella nostra vita, nel nostro mondo, sia difficile pregare sinceramente perché perisca questo mondo, perché venga la nuova Gerusalemme, perchè venga il giudizio ultimo e il giudice, Cristo. Penso che se sinceramente non osiamo pregare così per molti motivi, tuttavia in un modo giusto e corretto anche noi possiamo dire, con la prima cristianità: “Vieni, Signore Gesù!”. Certo, non vogliamo che adesso venga la fine del mondo. Ma, d’altra parte, vogliamo anche che finisca questo mondo ingiusto. Vogliamo anche noi che il mondo sia fondamentalmente cambiato, che incominci la civiltà dell’amore, che arrivi un mondo di giustizia, di pace, senza violenza, senza fame. Tutto questo vogliamo: e come potrebbe succedere senza la presenza di Cristo? Senza la presenza di Cristo non arriverà mai un mondo realmente giusto e rinnovato. E anche se in un altro modo, totalmente e in profondità, possiamo e dobbiamo dire anche noi, con grande urgenza e nelle circostanze del nostro tempo: Vieni, Signore! Vieni nel tuo modo, nei modi che tu conosci.»

Vespri nella Basilica “Marie Reine des Apôtres” di Yaoundé
“San Giuseppe ci insegna che si può amare senza possedere. Contemplandolo, ogni uomo e ogni donna può, con la grazia di Dio, essere portato alla guarigione delle sue ferite affettive a condizione di entrare nel progetto che Dio ha già iniziato a realizzare negli esseri che stanno vicini a Lui..."

Angola, incontro con i giovani nello stadio dos Coqueiros, 21 marzo.
«Sì, miei cari amici! Dio fa la differenza... Di più! Dio ci fa differenti, ci fa nuovi. Tale è la promessa che Egli stesso ci fa: "Ecco io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21, 5). Ed è vero! Ce lo dice l'apostolo san Paolo: "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sè mediante Cristo" (2 Cr 5, 17-18). Essendo salito al Cielo ed essendo entrato nell'eternità, Gesù Cristo è diventato Signore di tutti i tempi. Perciò, può farsi nostro compagno nel presente, portando il libro dei nostri giorni nella sua mano: in essa sostiene fermamente il passato, con le sorgenti e le fondamenta del nostro essere; in essa custodisce gelosamente il futuro, lasciandoci intravedere l'alba più bella di tutta la nostra vita che da lui irradia, ossia la risurrezione in Dio. Il futuro dell'umanità nuova è Dio; proprio un iniziale anticipo di ciò è la sua Chiesa.»

Monte Nebo, Basilica del Memoriale di Mosè, 9.5.2009
«Qui, sulle alture del Monte Nebo, la memoria di Mosè ci invita ad “innalzare gli occhi” per abbracciare con gratitudine non soltanto le opere meravigliose di Dio nel passato, ma anche a guardare con fede e speranza al futuro che egli ha in serbo per noi e per il mondo intero ... Cari Amici, riuniti in questo santo luogo, eleviamo gli occhi e i cuori al Padre. Mentre ci apprestiamo a recitare la preghiera insegnataci da Gesù, invochiamolo perché affretti la venuta del suo Regno, così che possiamo vedere il compimento del suo piano di salvezza e sperimentare, insieme con san Francesco e tutti i pellegrini che ci hanno preceduto segnati con il segno della fede, il dono dell’indicibile pace – pax et bonum – che ci attende nella Gerusalemme celeste.»

Vespri nella Cattedrale di Aosta, 24.7.09
«Noi stessi, con tutto il nostro essere, dobbiamo essere adorazione, sacrificio, restituire il nostro mondo a Dio e trasformare così il mondo. La funzione del sacerdozio è consacrare il mondo perché diventi ostia vivente, perché il mondo diventi liturgia: che la liturgia non sia una cosa accanto alla realtà del mondo, ma che il mondo stesso diventi ostia vivente, diventi liturgia. E' la grande visione che poi ha avuto anche Teilhard de Chardin: alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente. E preghiamo il Signore perché ci aiuti a essere sacerdoti in questo senso, per aiutare nella trasformazione del mondo, in adorazione di Dio, cominciando con noi stessi. Che la nostra vita parli di Dio, che la nostra vita sia realmente liturgia, annuncio di Dio, porta nella quale il Dio lontano diventa il Dio vicino, e realmente dono di noi stessi a Dio...».

L'Osservatore Romano 30 novembre 2009
«La speranza segna il cammino dell'umanità, ma per i cristiani essa è animata da una certezza: il Signore è presente nello scorrere della nostra vita, ci accompagna e un giorno asciugherà anche le nostre lacrime. Un giorno, non lontano, tutto troverà il suo compimento nel Regno di Dio...».

Esequie del cardinale benedettino Paul Augustin Mayer (L'Oss. Romano, 3-4 maggio 2010)
«In un'epoca come la nostra, nella quale la paura della morte getta molte persone nella disperazione e nella ricerca di consolazioni illusorie, il cristiano si distingue per il fatto che pone la sua sicurezza in Dio, in un Amore così grande da poter rinnovare il mondo intero. "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21, 5), dichiara - verso la fine del Libro dell'Apocalisse - Colui che siede sul trono. La visione della nuova Gerusalemme esprime il realizzarsi del desiderio più profondo dell'umanità: quello di vivere insieme nella pace, senza più la minaccia della morte, ma godendo della piena comunione con Dio e tra di noi».

 

9 maggio 2010 (Zenit)
«Maria è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la 'rosa' apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo  Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera». Fatima, 13 maggio 2010
«Sì! Il Signore, la nostra grande speranza, è con noi; nel suo amore misericordioso, offre un futuro al suo popolo: un futuro di comunione con sé». Angelus, 1 agosto 2010
«L'uomo stolto nella Bibbia è colui che non vuole rendersi conto, dall'esperienza delle cose visibili, che nulla dura per sempre, ma tutto passa: la giovinezza come la forza fisica, le comodità come i ruoli di potere».

 

Castel Gandolfo, 29 agosto 2011 (ZENIT.org)

“In questo tempo dell’assenza di Dio, quando la terra delle anime è arida e la gente ancora non sa da dove venga l'acqua viva, chiediamo al Signore che Egli si mostri… Vogliamo chiedergli che a coloro che cercano altrove l'acqua viva, mostri che tale acqua è Lui stesso, e che Lui non permette che la vita degli uomini, la loro sete per ciò che è grande, per la pienezza, anneghi e soffochi nel transitorio… E noi, che Lo abbiamo potuto conoscere fin dalla nostra giovinezza, possiamo chiedere perdono, perché portiamo così poco la luce del suo volto agli uomini, così poco proviene da noi la certezza che 'Egli è, Egli è presente, ed Egli è la realtà grande, piena, che tutti attendiamo'”.

 

Veglia di Natale 2011 in S. Pietro

"Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo."







Particolari espressioni di Papa Giovanni Paolo II