Il punto sulle apparizioni

René Laurentin (da «Jesus»)


La Chiesa ha sempre lo stesso atteggiamento davanti alle apparizioni: prudenza in ogni caso, spesso forti riserve e a volte anche ostilità accompagnata da divieti, da proibizioni. E tale di solito è pure la prima reazione dei preti: dal padre Peyramale di Lourdes nell'Ottocento a monsignor Zanic vescovo di Mostar, che ha manifestato in modo energico la sua opposizione a Medjugorje.
Questa severità vuole richiamarsi alla parola di Cristo: «Beati coloro che, pur non avendo visto, crederanno» (Gv 20, 29), giacché la fede è per l'appunto credere Dio sulla sua parola. Per di più i destinatari delle apparizioni, i veggenti che sembrano avere il filo diretto col Cielo, hanno sempre dato, attraverso i tempi, piuttosto ombra all'autorità ufficiale. Infine negli ultimi decenni altre cause hanno via via inasprito riserve e repressioni: le correnti critiche in teologia, la moda della psicanalisi pronta a spiegare i fenomeni mistici con la nevrosi, e le filosofie razionaliste o idealiste che relativizzano e soggettivizzano la fede.

Alla fine del Concilio Vaticano II qualcuno ha scritto: addio apparizioni, Lourdes dovrà chiudere; e la religione, finalmente si adeguerà alla modernità.
E invece no. L'ipotesi non ha visto arrivare le prove. Anzi dopo il Concilio il numero dei pellegrini a Lourdes ha continuato regolarmente a crescere, ed oggi siamo a quattro milioni e mezzo ogni anno; il doppio di prima del Concilio, malgrado la concorrenza di apparizioni nuove. La Chiesa ne aveva combattute molte, di queste apparizioni, e pareva aver rinunciato per sempre a riconoscerne altre. Gli ultimi riconoscimenti, infatti, si ebbero nel 1932-1933 per i fatti di Beauraing e di Banneux, in Belgio. Dopodiché, più nulla.
Ma ecco che nel 1987 tutto cambia. È il 21 novembre, festa della Presentazione di Maria: in quest'occasione monsignor Pio Bello Ricardo, vescovo di Los Teques in Venezuela, riconosce come autentiche le apparizioni della Vergine a Finca Betania, nel territorio della sua diocesi. Il gesto stupisce perché queste apparizioni non sono terminate, e in un caso hanno addirittura coinvolto mezzo migliaio di pellegrini. Ma questo vescovo ha fatto approfonditi studi di teologia in Spagna, a Burgos; ed è pure psicologo, insegnante per vari anni all'Università di Caracas, e specializzato in psicologia religiosa e mistica. Sicché, risparmiando anche i soldi per la commissione d'inchiesta con gente meno competente di lui (e in un paese dove i sacerdoti scarseggiano), ha condotto da solo l'indagine sulle apparizioni durante le visite pastorali, esaminando e interrogando via via i numerosi veggenti.
E una di essi — anzi, la più importante — è risultata dotata fin dall'infanzia di carismi sorprendenti, nella linea di altre veggenti come Yvonne-Aimee de Malestroit o Marta Robin, alle quali Dio ha manifestato una familiarità a volte sconcertante.
Sì, certo, Dio è trascendente: ma è vicino all'uomo, e in certi casi con una confidenza che mozza il fiato. Del resto se ne trovano esempi anche nella Bibbia, da Abramo a Mosè e ai profeti.
• In questi ultimi anni, poi, ci sono stati altri fatti nuovi. Numerosi vescovi, in forme diverse, hanno concesso il riconoscimento non già ad apparizioni in sé, segnalate nelle loro diocesi, ma al culto che dalle apparizioni era poi scaturito. Vediamo i vari casi:
A Cuapa (Nicaragua) il vescovo ha scritto la prefazione a un libro che racconta le apparizioni della Vergine a un laico cinquantenne, Bernardo, dall'8 maggio al 13 ottobre 1981.
A Kibeho (Rwanda), il 15 agosto 1988, il vescovo monsignor Gahamany ha autorizzato il culto legato ad apparizioni non ancora terminate. Il 28 novembre 1988 sono andato personalmente a Kibeho, dove la veggente Alphonsine aveva avuto la penultima apparizione e annunciato l'ultima per il 28 novembre 1989, a un anno esatto. E ho incontrato il giovane Segatashya, un piccolo pagano che Gesù stesso è venuto a istruire con apparizioni nella boscaglia; lo ha poi incaricato di predicare, cosa che egli fa con una maestria e con un successo sbalorditivi, anche in lingue difficili, tra la meraviglia degli specialisti. Di fronte a questo prodigio della natura e della grazia, ho avuto la sensazione di incontrare un nuovo Apostolo africano.
Ad Akita (Giappone), in diocesi di Niigata, una statua della Vergine aveva emesso lacrime e sangue. Una commissione nazionale d'inchiesta ha creduto di poter attribuire il fenomeno a un'influenza «ectoplasmatica» della veggente sulla statua. Il vescovo monsignor Ito, insoddisfatto di quelle spiegazioni bizzarre e prive di valore scientifico, ha fatto svolgere esami medici e fisico-chimici rigorosi sul sangue, sulle lacrime e sul sudore; e poi ha autorizzato il culto, con espressioni piuttosto favorevoli. Ora Roma lo ha invitato a far confermare il suo giudizio dalla Conferenza episcopale giapponese, facendo nascere qualche problema, ma l'orientamento degli esperti della capitale, inclini a spiegazioni parapsicologiche, gli lascia poche probabilità di ottenere quella conferma.
Per Medjugorje, il vescovo di Mostar aveva annunciato più volte un suo giudizio negativo sulle apparizioni. Ma quando è andato a proporlo a Roma (fine aprile 1986) il cardinale Ratzinger non l'ha accettato, trasferendo la responsabilità (ed è stato il primo caso) alla Conferenza episcopale jugoslava.
A San Nicolas (Argentina) è una madre di famiglia di nome Gladys ad avere delle apparizioni. E c'è stato un atto ufficiale che equivale al riconoscimento del culto: il vescovo ha posto la prima pietra di un santuario mariano per ricevere i pellegrini, tra i quali abbondano grazie e conversioni, come del resto accade nei luoghi che ho citato prima.
Ma vediamo di approfondire il problema. In Italia molti vescovi mi hanno invitato a tenere conferenze, presiedendo essi stessi le riunioni. Il cardinale Sin mi ha chiamato nelle Filippine per parlarne, e mi ha chiesto di scrivere un libro che risponde alla domanda: «C'è oggi una moltiplicazione di apparizioni? E che cosa significa?». Una domanda mozzafiato per me, che rischiava di nuocere alla mia reputazione di teologo. Eppure ho tentato di dare una risposta, perché è proprio questo che i fedeli si domandano: se davvero il Cristo e la Vergine Maria ci appaiono, allora bisogna ascoltarli; e se invece è un'illusione o un trucco del demonio, bisogna starci attenti. Si trattava dunque di rendere un servizio, compiendo un primo sforzo di discernimento tra le molte apparizioni d'oggi.
Perché intorno alle apparizioni c'è un contrasto di opinioni così aspro? Una spiegazione esiste. Le apparizioni hanno un posto molto umile e molto precario nella Chiesa. Il magistero si mantiene riservato, perché in questa materia si riconosce una competenza piuttosto limitata. Quando esso insegna la Rivelazione e il Credo, allora è tutto diverso, perché lì parla a nome di Dio, e può lanciare l'anatema su chi rifiuta di credere. Ma quando si tratta di apparizioni non s'impegna formalmente, mai. È vero che l'autorità ha riconosciuto le apparizioni di Guadalupe, di Lourdes, di Knock e di Fatima; e Giovanni Paolo II ha visitato questi quattro santuari. Però la Chiesa non obbliga a credere a tali apparizioni. Se uno viene a dirmi in confessionale: «Io non credo alle apparizioni di Lourdes o di Fatima», io devo rispondergli: «Questo non è peccato e dunque non occorre assoluzione». In questi casi, infatti, la Chiesa dice soltanto che esistono buone ragioni per credere, che i frutti ci sono; ma non obbliga mai. Ognuno resta libero di credere o meno.
Perché questa posizione? Perché la Chiesa ha ricevuto autorità e infallibilità per trasmettere la Rivelazione data una volta per tutte da Cristo. Ma le rivelazioni particolari o le apparizioni sono altra cosa, sono «fatti di cronaca» nella vita della Chiesa, e qui entra in campo l'ipotesi, la congettura. In questo o in quel caso, è davvero apparso Gesù Cristo? È davvero apparsa la Madonna? Ecco, su questo punto nessuno può pronunciarsi infallibilmente, nemmeno l'autorità più alta. E qui il Papa ha sempre evitato di esprimere giudizi.
Discernimento congetturale, dunque, che di solito è compito del vescovo del. luogo (o della Conferenza episcopale, oggi) e che procede forzatamente a tentoni, secondo criteri non sempre facili da applicare. In sostanza ci si domanda: questo evento è conforme o contrario alla Rivelazione, o alla fede e ai costumi? I veggenti sono sinceri o ipocriti, sani o malati, santi o peccatori? E ancora: ci sono segni come ad esempio guarigioni, riconosciute scientificamente? Infine, il criterio fondamentale: ci sono frutti spirituali o no? È in sostanza quello che ci suggerisce Cristo: «Si riconosce l'albero dai frutti. Un albero buono non può produrre frutti cattivi, e un albero cattivo non può produrre frutti buoni».
Questi sono dunque i criteri di discernimento messi a punto nel 1977 dal cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, al termine di un approfondito esame per il quale anch'io ero stato consultato.


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